La disciplina demografica afferma che in questo ultimo secolo si è
verificato un aumento sia della vita media sia della speranza di vita della
popolazione; migliori condizioni economiche ed igienico/ambientali hanno determinato
nel nostro Paese uno dei massimi livelli mondiali di longevità.
Come tutti i mutamenti importanti, anche l’invecchiamento della popolazione
ha posto nuovi problemi ed impone nuove sfide.
Il principale obiettivo a cui tendere è quello di coniugare la migliore
qualità della vita e la maggiore quantità di anni disponibili.
Non è questa un’utopia ma una meta a portata di mano, in quanto
il progresso delle condizioni economiche-sociali e mediche ha incrementato
gli anni trascorsi in condizioni di autosufficienza e sono, viceversa, rimasti
invariati gli anni in condizioni di dipendenza; è , ormai, un dato
acquisito il fatto che un settantenne di oggi è equiparabile ad un
sessantenne di inizio secolo.
Inoltre è errato considerare l’anziano un problema.
Egli è soprattutto una risorsa, una risorsa di esperienza e di saggezza;
ha già percorso il cammino della vita e quindi ha qualcosa da dire
ai giovani, qualche cosa d’importante per la stessa felicità
dell’uomo; è una risorsa di capacità e competenze da non
buttare ma da rivalutare a beneficio degli altri, assegnando all’anziano
un ruolo attivo svolgendo così contemporaneamente un’efficace
azione di prevenzione che lo salva dal suo decadimento fisico e psichico.
Il primo diritto dell’anziano, sembra paradossale, ma è il diritto
a non essere ridotto ad assistito, il diritto alla prevenzione e al riconoscimento
di dignità e qualità della vita.
Certamente il vero e grave problema sono i non autosufficienti e quelli solo
parzialmente autosufficienti, per i quali però, occorre, un progetto
in cui il principio ispiratore sia sempre “la domiciliarità”
nel rispetto pieno della persona, della sua storia, del suo mondo e dei legami
che ha costruito nel corso di tutta una vita.
Per “domiciliarità” non deve però intendersi soltanto
la realizzazione di servizi domiciliari sempre più estesi, ma un “contesto”,
un “sistema relazionale” in cui, soprattutto, politici ed operatori
devono credere .
Un altro errore da evitare è sicuramente la “medicalizzazione”
della vecchiaia: la persona anziana non si identifica con il malato solo per
il fatto di aver raggiunto un’età ragguardevole. A tutti aspetta
il compito di far in modo che l’anziano sia sempre una persona, rispettata
come tale, in piena e consapevole dignità.
Gli anziani, a livello generale non godono di diritti particolari, ma qualcosa
si è iniziato a far in questi ultimi tempi anche sul piano della normativa.
Infatti, nell’ambito del Piano Sanitario Nazionale (D.P.R. 1/3/1994)
per il triennio 1994-1996, viene assunto tra gli interventi prioritari il
progetto-obiettivo sulla tutela della salute degli anziani, quale impegno
operativo idoneo a fungere da polo di aggregazione di attività molteplici
delle strutture sanitarie, integrate da servizi socio-assistenziali, al fine
di perseguire la tutela socio-sanitaria dei soggetti anziani.
Obiettivo del progetto è quello di definire modalità per rispondere
ai bisogni individuali degli anziani nel quadro delle risorse finanziarie
disponibili e per promuovere e facilitare a livello locale l’integrazione
dei servizi socio-assistenziali e sanitari, utilizzando una “risposta
unitaria e globale”, con particolare attenzione alle persone non autosufficienti.
Il progetto-obiettivo recepisce il concetto che scopo precipuo dell’assistenza
all’anziano è il mantenimento e il recupero dell’autosufficienza,
la cui perdita è dovuta alla compromissione concomitante di più
fattori, quali il deficit organico psico-affettivo e lo svantaggio sociale.
E’ pertanto necessario un approccio globale ed integrato alla persona,
che identifichi le diverse componenti della compromissione e consenta la formazione
di programmi di intervento individualizzati e continuativi.
Integrazione, flessibilità e continuità sono pertanto le caratteristiche
qualificanti dei servizi a favore degli anziani.
Ad integrazione di quanto sopra riportato, il Piano Sanitario Nazionale indica
l’importanza di alcune aree di intervento:
Formazione degli operatori a vari livelli, con particolare riferimento alle
problematiche dell’anziano cronico e/o non autosufficiente. Da questo
punto di vista è estremamente rilevante la diffusione di una cultura
che sappia motivare gli addetti a valorizzare le potenzialità residue.Interventi
curativi e riabilitativi domiciliari, in regime di day hospital o presso centri
diurni. Gli anziani ammalati, compresi quelli colpiti da cronicità
e da non autosufficienza, devono essere curati senza limiti di durata nelle
sedi più opportune, ricordando che la valorizzazione del domicilio
come luogo primario delle cure costituisce non solo una scelta umanamente
significativa, ma sovente, una modalità terapeutica.
Creazione di reti di servizi tra loro integrati, afferenti al sistema sanitario
e a quello socio-assistenziale, in grado di assumere, anche mediante l’uso
delle più moderne tecnologie, la responsabilità di gestire i
problemi dell’anziano debole e bisognoso.
In tale ottica e sulla base dei principi generali suesposti si è predisposto
il piano programmatico degli interventi da attuare sul territorio del Consorzio.
Nel settore specifico della tutela della persona anziana sono stati, quindi
inseriti i seguenti servizi:
- Unità di
valutazione geriatrica;
- Telesoccorso;
- Ricoveri in strutture residenziali;
- Servizio di affidamento;
- Assegno di
cura
Per il dettaglio si rinvia al contenuto di ciascuna scheda specifica. Sembra,
però, opportuno precisare le innovazioni introdotte dal presente piano.
Dal 2009 è operativo lo sportello unico integrato per gli anziani, in collaborazione tra il Consorzio e il Distretto Sanitario di Moncalieri dell'ASL To5, quale accesso unico per le richieste di prestazioni socio – sanitarie, sia domiciliari che residenziali.
Il servizio di affidamento è di nuova istituzione così come
lo è il Telesoccorso anche se quest’ultimo ha già funzionato,
in via sperimentale, limitatamente a Moncalieri, nell’anno 1996 a cura
del Comune.
Sono entrambi servizi con i quali si auspica di perseguire al meglio il criterio
della “domiciliarità” dell’anziano.
Evidentemente gli interventi a tutela della persona anziana non sono soltanto
quelli inseriti nello specifico settore.
Vi sono, infatti, tutta una serie di servizi inseriti in altri settori del
presente piano programmatico che si rivolgono, tra gli altri, anche agli anziani.
Questi specificatamente sono:
Da “Interventi a tutela della persona portatrice di handicap”:
- Servizi di trasporto
Da “Interventi a tutela della popolazione in situazione di disagio”:
- Assistenza Economica
- Contributi per le spese di riscaldamento
- Assistenza domiciliare
- Assistenza
domiciliare integrata
- Tutela adulti.
La gamma d’interventi previsti per gli anziani, come si può vedere, è ricca di nuove idee, garantisce il mantenimento dell’anziano nel contesto sociale di appartenenza, salvaguarda la dignità della persona e risponde, crediamo bene, alle fondamentali esigenze dell’individuo.
Sul piano normativo sono da ricordare:
- Legge Regionale n. 37/1990 : Norme per la programmazione socio-sanitaria
regionale e per il piano socio-sanitario
regionale per il triennio 90/92.
- Delibera Giunta Regionale n. 188-24789 del 3 maggio 1993: Istituzione
dell’U.V.G. (Unità Valutazione Geriatrica) e adozione
- Delibera della G.R. del 9.1.1995 n. 41-42433:
L.R. 37/90 - Progetto obiettivo “Tutela della salute
degli anziani” - Deliberazione attuativa relativa alle
attività svolte nelle strutture residenziali
- L.R. n.62/1995 :
Norme per l’esercizio delle funzioni Socio-Assistenziali.